mercoledì 22 novembre 2017

Molestie
  Flusso e riflusso 
delle "forme" del residuo sessuale



La sociologia quella seria -   ovviamente  non l'ancella dei servizi sociali -   cosa può  scorgere di interessante  nella  vicenda delle molestie sessuali. 
In primo luogo,  la persistenza, attraverso le epoche del “residuo sessuale”, non nel senso ( o non solo) della forza riproduttrice, ma dei comportamenti sessuali come forme di interazione del potere sociale (nei termini del rapporto comando-obbedienza tra individui).  Per essere più chiari,   l’ “atto sessuale” non è mai fine a se stesso, ma continua ad essere fonte, nei secoli,  di potere e di controllo sociale, con effetto di ricaduta sulle  forme in cui queste due sfere si strutturano.  Possono cambiare i titolari del potere (uomini o donne), le retoriche o "derivazioni" che ne giustificano l'esistenza,  ma non può mutare il potere degli uni sulle altre (e viceversa).
In secondo luogo,   la forma  di potere e controllo, legate al residuo sessuale,  va   ricondotta nell'alveo sociologico  del ricatto,  come  rinuncia, dietro compenso (simbolico e/o materiale), alla propria libertà in favore dell’altro/a.  Sicché,  dal punto di vista di una antropologia sociologica, totalmente libera dai valori,  il matrimonio  razionalizza il rapporto sessuale, sostituendo al ricatto lo scambio preventivo  legalizzato, nella veste formale, però,  di   una specie  di ricatto una tantum (“ricorda però, che se mi tradirai…), teso a favorire  una  rinuncia reciproca alla libertà, per quanto formale, alla propria libertà sessuale.
In terzo luogo, nelle società,  dove il matrimonio, non è che una delle forme di legalizzazione dell’atto, e dove prevalgono i diritti individuali  sui collettivi, il ricatto sociale torna ad essere  strumento di interazione tra i sessi.  Con questo non si vuole dire che il matrimonio sia una specie di ancora di salvezza sociale, ma più semplicemente, come anticipato,  una forma di legalizzazione preventiva del ricatto,  fondato sulla reciproca  rinuncia “volontaria” alla libertà sessuale.  
Pertanto non c’è da meravigliarsi se in una società individualistica, come la nostra, apportatrice di tanti vantaggi,   emergano di continuo  forme di ricatto sociale sessuale. E neppure del fatto che i rapporti di forza tra i soggetti del potere sociale siano segnati da  pre-assunti culturali sul potere maschile, femminile, o paritario, dai quali però l'analista non deve farsi distogliere. Dal momento che dove la legalizzazione dello scambio sessuale  assolve un ruolo tra gli altri,  o non lo assolve affatto,  il residuo sessuale  torna  a esprimersi, ripetiamo,  attraverso la forma, pure e semplici,  del  ricatto. E cosa ancora più importante,  prescindendo dalle forme  maschili e/o femminili di controllo sociale-culturale.
Non è un regresso né un progresso, ma soltanto l' alternarsi delle due  forme principali,  una vestita (la legalizzazione del ricatto), l’altra nuda (il  ricatto):  forme, ripetiamo,  attraverso le quali  si manifesta  il residuo sessuale. Al massimo, si potrebbe parlare, come per altri fenomeni sociali di un  andamento ciclico, distinto dal  flusso della legalizzazione del potere di ricatto e dal  riflusso del  puro ricatto. Semplificando:  dal matrimonio romantico, benedetto dallo stato e/o dalla chiesa al rapimento e stupro. E così via, secondo un ritmo  ondulatorio.
Certo,  sul piano dei contenuti (non delle forme),  non è sbagliato parlare, quanto ai titolari del potere, di un  fenomeno a  prevalenza maschile.  Tuttavia, tornando sul piano teorico  e storico - dal momento che nessuno possiede il segreto della storia futura  circa  l'avvicendamento del potere tra uomini e donne -  nulla può  escludere la possibilità di comportamenti analoghi  ( nelle forme non  nei  contenuti),  dal punto di vista di un  potere femminile stabilizzato, come del resto confermano i classici  della ricerca etnologica sulle società matriarcali (Bachofen ad esempio).
Ciò significa,  che tutto il resto -  pensiamo alla  retorica moralistica dei mass media e dei social  -  è puro “arredamento etico”, legato allo spirito del tempo: la vera sostanza della questione  è che i rapporti sociali, anche nell’ambito delle manifestazioni del residuo sessuale,  non ammettono  vuoti il potere degli uni sulle altre (e viceversa). Insomma, il potere, a prescindere dal chi lo eserciti (uomo o donna)  si ricostituisce sempre,  anche sul piano sessuale (*).


martedì 21 novembre 2017

  Gli errori dei moderati, economia e immigrazione
L’ elettore-bambino-viziato



L’economia tedesca va a gonfie vele,  eppure la Merkel, non ha vinto le elezioni e  non riesce a formare il suo governo  “giamaicano”. L’economia spagnola va anche meglio di quella tedesca, Rajoy, sul piano della moderazione politica da i punti alla Merkel,  eppure i catalani se ne vogliono andare, evocando la  repressione franchista. L’economia francese e italiana, non vanno bene, come la tedesca e spagnola, anche se mostrano segni di notevole ripresa, eppure Macron e Gentiloni, sono contestati dalla destra e dalla sinistra estreme. per contro,  in Italia, i Cinque Stelle, che tutto sono eccetto che moderati, potrebbero vincere le prossime elezioni, portando  il paese allo sfascio.
Si dice  che gli elettori non votino perché stanchi  della corruzione politica “percepita”, come evoca  certa sociologia mediatica a buon mercato. E che, inoltre, l’ “elettore medio”,  tema soprattutto la “calata finale”  degli immigrati.  Di qui,  la scelta politica xenofoba, che moderata non è.
Ad esempio, la famigerata Brexit,  si è giocata tutta, intorno al voto pro Brexit di alcune aree rurali o non urbane,  dove si temeva non tanto la presenza degli immigrati, praticamente bassissima o inesistente, ma il loro eventuale arrivo, “imposto dall’Europa”. 
Insomma,  come vedremo,  puro egoismo, molto infantile,   non verso  qualcosa che si è perduto, ma nei riguardi  di ciò  che si potrebbe perdere, in termini di diritti sociali,  da “condividere” con gli immigrati, come ripetono incessantemente Chiese e sinistra: un mantra umanitario che provoca inevitabili  reazioni xenofobe anche in Italia.  Al riguardo, appare esemplare  il titolo di apertura, di oggi, decisamente   razzista,  del quotidiano “ La Verità”.  
Una questione, quella dell’immigrazione, sulla quale pesa anche l’ombra del terrorismo, pericolo ingrandito  dalla stampa di destra  e minimizzato  da quella di sinistra e del mondo cattolico. Purtroppo, nonostante le strumentalizzazioni il rischio  di "contaminazioni" e  attentati, per giunta a basso costo,  esiste. 
Sembra che gli elettori tedeschi non abbiano apprezzato la politica permissiva della Merkel. Per contro in Italia la sinistra, inclusa quella riformista, quindi moderata, vuole fare dello  ius soli una battaglia di principio, addirittura  prima delle prossime  elezioni.  Il che sarebbe un grave errore,  perché  non è il momento.  In realtà, un vero leader moderato, dovrebbe capire quando  deve giocare di anticipo,  che, si badi,  non significa rincorrere l’avversario, sparandole ancora più grosse, ma più semplicemente, recepire, nei modi dovuti, felpati se possibile, le istanze più pericolose degli avversari,  per “sgonfiarle” dall’interno,  usando   quel tanto di fermezza che la situazione impone: sempre, senza enfasi, ma con giudizio, blandendo, mitigando,  senza mai perdere  di vista lo scopo.  La politica dell’Italia in Libia  e quella di Minniti verso  gli sbarchi  (“il traffico di essere umani”: quel che interessa è la cosa non il nome), sta andando in questa direzione. Meno, le prese di posizione in favore  dello  stesso Ministro nei riguardi dello ius soli: concessione,  ora, inopportuna, elettoralmente inopportuna.  Purtroppo,  il “ popolo sovrano” così è.  Non  si può rompere la testa dell’ “elettore medio” per infilare dentro il manuale del cittadino perfetto. Quindi bisogna adeguarsi, come il sarto che deve cucire l'abito per un gobbo.   
“Socchiudere” (non “sbattere” in faccia),  ora, la porta agli immigrati,  lasciando che,  prima,  la ripresa economica faccia il suo corso (magari  senza porre eccessivi ostacoli fiscali),  significa poter  schiuderla,   dopo,  impiegando gli immigrati, in lavori veri,  come impone la  legge dell’offerta della domanda. E non, come rischia di accadere ora,  facendo loro svolgere lavori socialmente inutili, o peggio lasciandoli ciondolare, mendicare, delinquere. Purtroppo, l'evocazione mediatica dell' immigrazione selvaggia (al di fuori delle leggi di mercato),  come di  un fenomeno monsonico, al quale dobbiamo rassegnarci,  viene percepita, piaccia o meno,  dall’elettore-bambino-viziato come una crescente area di incertezza  che va sviluppandosi  intorno alla fondamentale questione, per lui, "del  pochi giocattoli per tutti".     
Sicché, a causa della complice insipienza dei moderati, di destra e di sinistra, come  Rajoy,  Merkel, Macron, Gentiloni,  gli elettori viziati,  sentendosi comunque in pericolo,  continueranno a fare i capricci come i bambini, che, ancora prima di essere accompagnati  al parco, sul pianerottolo di casa,  gridano, piangendo e strepitando,  di  non voler dividere i propri  giocattoli con cuginetti e amichetti. Come?  Non votando o votando  per quelle forze  anti-sistema che promettono,  velatamente o meno ( in base all'enfatizzazione degli accenti xenofobi),  "giocattolini" solo ai bimbi italiani.  La metafora non è un granché, ma crediamo calzi. E indica il vicolo cieco in cui ci siamo infilati.
In realtà poi, come giustamente sostiene un grande economista,   nessun giocattolo è gratis.  Anche per i bimbi italiani.  Bisogna guadagnarselo. Ma questa è un’altra storia…  

Carlo Gambescia       

lunedì 20 novembre 2017

Arma dei Carabinieri (*)
Nucleo di Polizia Giudiziaria di [omissis]
VERBALE DI INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
(ex artt. 266,267 e 268 C.P.P.)
L'anno 2017, lunedì 20 novembre, in [omissis] presso la sala ascolto sita al 6o piano
della locale Procura della Repubblica, viene redatto il presente atto.
VERBALIZZANTE
M.O Osvaldo Spengler
FATTO

Nel corso dell'attività tecnica di monitoraggio ambientale svolta nell'ambito della procedura riservata n. 666/2, autorizzazione CONCISTORO DEGLI INCAPPUCCIATI 7932/3a [Operazione “GRANDE INQUISITORE” N.d.V.] è stato effettuata in data 19/11/2017, ore 11.54, la registrazione delle seguenti conversazioni, tenutesi presso il Cimitero del Verano (Roma).
[omissis]

MORTO UNO: “Sono un po’ stanco.”
MORTO DUE: “Dormito male?”
MORTO UNO: “Dormito?”
MORTO DUE: “Be’, insomma, hai capito.”
MORTO UNO: “Sì, ho passato una notte agitata, c’è questo che continua a parlare, parlare, parlare…”
MORTO DUE: “Chi?”
MORTO TRE: “Io. [a MORTO UNO] Mi dispiace, scusi se l’ho disturbata.”
MORTO UNO: “Non fa niente, non devo alzarmi presto.”
MORTO TRE: “Perché non mi ha detto niente?”
MORTO UNO: “Curiosità. Cercavo di capire che cosa stesse dicendo.”
MORTO TRE: “Pregavo.”
MORTO UNO [pausa]: “Ah sì?”
MORTO TRE: “Sì.”
MORTO UNO [lunga pausa]: “Eee…se non sono indiscreto, in che lingua pregava? Non ho capito una parola.”
MORTO TRE: “Nella mia.”
MORTO UNO: “Ah, lei non è italiano?”
MORTO TRE: “No.”
MORTO UNO: “Però. Parla molto bene la nostra lingua.”
MORTO TRE: “Grazie.”
MORTO UNO [pausa] “E che Dio pregava?”
MORTO TRE: “Il mio.”
MORTO UNO: “Ah. Ce n’è più di uno?”
MORTO TRE: “No.”
MORTO UNO: “Quindi…quindi lei pregava anche il mio Dio.”
MORTO TRE: “No.”
MORTO UNO “Come no?! Se c’è un Dio solo, allora…”
MORTO TRE: “C’è un solo Dio, ma non è il suo, è il mio.”
MORTO UNO: “Be’ ma questa poi…e perché non sarebbe il mio?”
MORTO TRE: “Lei Lo prega?”
MORTO UNO: “No.”
MORTO TRE: “Infatti non l’ho mai sentita pregare. Come volevasi dimostrare: lei un suo Dio non ce l’ha, e dunque non posso pregarlo.”
MORTO UNO [lunga pausa] : “Sa che le dico? Faccio anche senza.”
MORTO TRE: “Contento lei.”
MORTO UNO: “Morto io, morto lei, che differenza c’è con Dio o senza?”
MORTO TRE: “C’è la differenza, eccome se c’è.”
MORTO UNO [pausa] : “Sarebbe?”
MORTO TRE: “Gliela spiegherei volentieri, ma purtroppo devo uscire. Mi stia bene.”
MORTO UNO [ride]: “Buona questa, sa che lei è spiritoso? Da dove viene lei?
[lunga pausa]
                               Scusi? [pausa] Mi sente? [lunga pausa] Ehi! Lei!
MORTO DUE [a MORTO UNO] :“Be’, che mi dici della nazionale?”
MORTO UNO [a MORTO DUE]: “Eh?”
MORTO DUE [a MORTO UNO] :“La nazionale.”
MORTO UNO [a MORTO DUE]: “Non l’hai sentito questo? Ha detto ‘purtroppo devo uscire’.”
MORTO DUE [a MORTO UNO]: “E allora?”
MORTO UNO [a MORTO DUE]: “Non lo si sente più, e se fosse uscito per davvero? Ti rendi conto?”
MORTO DUE [a MORTO UNO]: “Se è uscito buon viaggio. Pensiamo alle cose serie: la nazionale?”


Letto, confermato e sottoscritto
L’UFFICIALE DI P.G.
M.Osvaldo Spengler



venerdì 17 novembre 2017

 Le vedove mediatiche di Totò Riina  
To be continued...



Al  “Fatto” di oggi  quasi quasi dispiace che Totò Riina sia morto (o sul punto di morire). E allora cosa si inventa  per accontentare gli affezionati lettori?  Quelli che senza una puntata  del più grande serial  politico-criminale italiano non riescono a iniziare la giornata?  Che la Mafia è in riunione per eleggere il successore. Elementare, Dottor Travaglio, elementare...
Dove prenda “il Fatto” certe informazioni, non sappiamo. Ci vorrebbe uno specialista in neuro-mafia (come per la neuro-economia). Di sicuro però, il  dispiacere per la dipartita del mafioso n. 1, attenzione da 24 anni in carcere (e questa, in un paese normale,  dovrebbe essere la buona notizia),  spezza il cuore, di larga parte della stampa italiana e di quegli opinionisti  abituati a vivere,  anche benino, sul “romanzo mafia”.
Ciò  non significa che la mafia, quella vera,   non esista, ci mancherebbe altro. Quel che si vuol dire  è che la Mafia ha assunto in Italia la funzione simbolica  svolta da  Satana e accoliti  nella teologia cristiana medievale: una  reductio ad mafium (pardon), cui si accompagna,  nel comiziante di turno, l’espressione accigliata, perché ci si ostina a non scoperchiare la famosa cupola che sarebbe a Roma. E che  di regola, quando si dice il caso,   coincide sul piano politico-umano,  con tutti coloro  che non sono di sinistra:  se un politico  è di destra, o peggio un conservatore,  secondo la vulgata dei professionisti dell’antimafia,  maleodora inevitabilmente di  “Cosa Nostra”. "Concorre, ambientalmente",  a prescindere...
Figurarsi quindi come la morte di Totò-Astaroth  abbia  gettato nello sconforto totale il “Club dell’indagate a Roma”:  Riina avrebbe dovuto vivere 2000 anni, per pentirsi, e svelare i segreti del fantomatico palazzo romano.   Che,  a forza di  identificarlo, senza un cazzo di prova (pardon), con Montecitorio,  ha portato i pentastellati  in Parlamento e Di Maio in viaggio di nozze a Washington. Naturalmente le vedove di Riina, tipo “il Fatto” e compagnia (di sinistra) cantante,  potrebbero rifarsi a breve. Come?  Se il centrodestra vincesse le prossime elezioni,  sarebbe assai facile rispolverare tutti gli stereotipi e individuare tra  gli eredi politici  di Berlusconi  i personaggi secondari  per un atteso e avvincente spin-off.
Sembra già di sentirli i ragazzi del coro: “Riforma delle pensioni? Mafia!”; “Riforma del lavoro? Mafia!”; Riforma dello ius soli (se approvato)? Mafia!”; “Riduzione delle tasse? Mafia”. E così via. fino ai brutti voti a scuola...  Mafia, anche quelli.
Riina è morto.  Arrivederci a  primavera.  To be continued...

Carlo Gambescia       
                  

giovedì 16 novembre 2017

   "Accordo sul clima"
      Cara signora Merkel, 
perché non darsi all'astrologia? 
                


“Quella del clima è una sfida centrale per il mondo, una questione di destino dell'umanità”. Così  Angela Merkel  alla conferenza mondiale del clima dell'Onu.  Di più:  “Il nostro messaggio è che noi vogliamo proteggere il pianeta”.
Se non fosse una cosa seria  - non la  "socio-climatologia"  ma le dichiarazioni della  signora Merkel -  non sarebbe necessario alcun commento.   Ma  qual è il lato serio, se non tragico,  racchiuso in una dichiarazione del genere? La risposta non è facile, perché rinvia almeno a due livelli socio-cognitivi che riguardano la rappresentazione collettiva denominata  "questione climatica". 

Il controllo sociale  della paura
Da un lato, abbiamo  la forza sociale, in sé, delle rappresentazioni collettive,  né vere né false (comunque sia, scientificamente non  provate), che, nonostante ciò  finiscono per influenzare le decisioni politiche sotto la pressione dei  fenomeni di folla, segnati dal contagio psichico, prodotto da stereotipi collettivi. 
Dall’altro, si evidenzia  l’uso strumentale che viene fatto dalle stesse rappresentazioni collettive,  dal punto di vista dell’agenda politica, che  ne capta i contenuti in chiave legislativa, pur di trasformare in consensi e soprattutto voti, una questione, come quella del clima,  scientificamente indeterminata, ma auto-rappresentata collettivamente  come fonte di pericoli per l’umanità.
Questi due fenomeni, della paura (irrazionale)  dal basso,  e del controllo (pseudo-razionale) dall’alto, rischiano però di rafforzarsi vicendevolmente. Come?  Avviando un meccanismo a spirale, dai  pericolosi risvolti totalitari (in prospettiva), dei controlli, delle burocrazie, delle tasse, masochisticamente, accettate dal “popolo sovrano”, per pura paura, come un tempo si evocavano, sempre a livello di auto-rappresentazioni collettive, le punizioni divine. 

Dinamiche sociologiche, non complotti
Ovviamente,  non c'è alcun complotto, siamo davanti a dinamiche sociologiche, innescate dalla pretesa costruttivista di rispondere a una questione promossa "sul campo",  come  "sociale",   nel caso  quella climatica.
Un fenomeno, quello del clima, che dal punto di vista della logica induttiva, statistica, rinvia inevitabilmente a  una base osservativa ristrettissima: i dati numerici, non narrativi, sulle variazioni climatiche sono temporalmente limitati rispetto all’intera storia dell’umanità.  Il  che  non permette alcuna previsione, se non in chiave di modelli matematici, quindi deduttivi, astratti, di scenario, ulteriormente semplificati dai media (come nella foto sopra);  modelli, privi di affidabilità,  perché possono  mutare, per così dire, in base all’impostazione di un algoritmo.  Per dirla, con il grande Pirandello: “Così è (se vi pare)”. 
Certo, si può fare, per così dire, la media della media, ma sempre  non discostandosi da quella base osservativa ristretta, che rispecchia, nella migliore delle ipotesi (ossia depurata da inflessioni ideologiche), il presente.  Una dimensione temporale,  che potrebbe cambiare, proprio perché tale, prendendo direzioni imprevedibili (a prescindere dalla loro positività o negatività) e quindi non facilmente “controllabile” dall’alto, come  presuntuosamente auspica la signora Merkel. 

Costruttivisti e digressione
Ecco perché abbiamo parlato di risposte politiche pseudo-razionali. Non si può controllare tutto. Come invece auspicano i costruttivisti sociali: fascisti, comunisti, socialisti, ecologisti, eccetera. Coloro che si impongono di costruire e ricostruire le società a tavolino.  Questo tipo di logica deduttivista-induttivista  può essere esteso alla cosiddetta sociografia, che a differenza della sociologia che si occupa delle forme sociali costanti, si è trasformata in ancella del welfare state, pretendendo di studiare contenuti sociali, sempre variabili, sulla base di indici statistici di scenario, priva di qualsiasi consistenza reale.  E il peggio è che sulla base di queste inconsistenti categorie statistiche, si varano misure e leggi  che restringono la libertà dei cittadini.
Piccola digressione: un amico Stefano Borselli, tempo fa,  mi chiedeva di interpretare alcuni dati statistici, da lui estrapolati,  sulla  cosiddetta crisi del ceto medio.  Ora, il vero punto è che  basta inserire in un' indagine empirica una  piccola variazione reddituale, per favorire un' interpretazione ottimista o pessimista del fenomeno. Come uscire dall'impasse? Si potrebbe  lavorare  non tanto sui redditi (contenuti, trasformati in cifre, sempre variabili),  ma sugli stili di vita (forme, che invece hanno lunga durata), che, quando si dice il caso,  attestano che il ceto medio invece di sgretolarsi,  vive e lotta insieme a noi.  Fermo restando,  che gli "stili di vita" andrebbero poi  in qualche modo quantificati...  Insomma, trasformati in quantità, sempre  a rischio di manipolazione.  

Molto meglio l'astrologia
Concludendo, paradossalmente, rispetto alla sociografia, anche climatica, rischia di essere più coerente, l’astrologia, alle cui basi vi sono “tipi” (i segni), ovviamente inventati, ma che implicano, la ripetizione, al loro interno. In qualche misura,  l’astrologia è un sapere "rigorosamente" deduttivo, che non oscilla, come  certa climatologia “ambientalista” tra deduttivismo matematico (su basi modellistiche) e  induttivismo statistico (su basi ristrette).
Insomma, si scherza con il  fuoco sociale.  Anche la  signora Merkel,  come il famigerato  apprendista stregone, rischia di assecondare  forze collettive,  totalmente irrazionali,  ben più pericolose di quelle delle natura. Forse farebbe figura migliore se si dedicasse  all'astrologia...  

Carlo Gambescia                      

mercoledì 15 novembre 2017

Pil, il dato tendenziale, pari al +1,8%, risulta il più alto dal secondo trimestre del 2011, ovvero da oltre sei anni
Per fortuna che l’Italia va




Finalmente una bella notizia. Secondo l’Istat,  il Pil  italiano risulta, tendenzialmente, il più alto dal 2011. E i partiti che fanno? Soprattutto quelli di opposizione?  Criticano.  Naturalmente, per un verso fanno il loro mestiere, per l’altro, però,  non capiscono, in particolare il centrodestra, che si dichiara liberale, che l’Italia va avanti,  nonostante, una specie di guerra civile permanente, dove tutti - gli uni contro gli altri -  hanno qualcosa da recriminare o reclamare in nome del "popolo sovrano". 
Per una forza (quasi) misteriosa che si chiama libero mercato,  gli istinti animali  del  capitalismo italiano tornano a  rispondere:  dagli acciai speciali al lusso, dalla ristorazione al turismo e viaggi. Tradotto: la globalizzazione chiama, l’Italia risponde, taratatà... Si guardino i dati del commercio estero, rafforzati, nessuno lo nega,  dalla  ripresa della domanda interna.
In questo quadro positivo, la “Letterina” Ue, non va respinta in nome del nazionalismo economico, bensì recepita come un intelligente  monito.  Di che tipo?   Presto detto: quello di  non causare il raffreddamento della ripresa economica, puntando sulla spesa pubblica, per accontentare statali e sindacato:  la base elettorale del Pd, che però fa gola al  centrodestra e al movimento  pentastellato.
Ovviamente, poiché siamo in fase pre-elettorale, la spesa pubblica sembra necessariamente destinata ad aumentare, per poi però ridursi, altrettanto inevitabilmente, subito dopo le elezioni, come del  resto attestano gli studi sul ciclo elettorale. Pertanto, i  "caporioni"  della  Ue dovrebbero provare,  a loro volta,  di possedere  il buon senso di capire che sotto elezioni,  a meno  che non si vogliano far vincere i populisti, qualche strappo  alla spesa pubblica va tollerato. Salvo poi "rientrare". E doverosamente, Ue o non Ue.
Certo, l’Italia, a differenza di altri  paesi europei, ha tradizioni di finanza allegra. La vecchia Democrazia Cristiana era maestra negli  elargimenti pubblici a scopo elettorale. Come oggi  fa il centrodestra, Ma anche il Partito Democratico, in qualche misura, prosegue sul solco tracciato all'epoca dal Partito Comunista  e difeso con la spada  dal Partito Socialista. Quale? Dell’accontentare i propri elettori con  regalini elettorali: uno scatto per questi, una riduzione per quelli, e così via... 
Resta però il fatto che l’Italia, nonostante tutto,  andava,  va, e andrà, taratatà...
Il segreto come accennato è nell’internazionalizzazione dei mercati, che in ultima istanza, dopo il 1945, ha  permesso  allo Stivale di agganciarsi, ogni volta,  al trend positivo dell’economia mondiale. Certo, vale anche la regola contraria: del contraccolpo negativo.
Se però i cinesi hanno capito che il rischio di  mercato è  bello,  non si capisce perché, solo in Italia, ogni volta, al minimo accenno di crisi di economica, si ritiri fuori Marx e compagnia (funebre) cantante.  Sicché,  l' altro dato importante, anzi fondamentale,  di cui i piagnoni  non fanno cenno, è rappresentato  dalla ripresa, non da oggi, dell'economia  mondiale.  Un fatto, che  spiega la ripartenza, per rimbalzo, dell’economia  aperta italiana. Naturalmente, ci si può sempre chiudere in casa, buttare la chiave e marciare tutto il giorno. A stomaco vuoto. Di regola, il digiuno aiuta la mistica: dalla religiosa alla nazionalista...
Concludendo, per parafrasare il grande Marinetti, " Avanti autocarri!".  Insomma,  ottimismo. Perché farsi male da soli? 

Carlo Gambescia      

                 

martedì 14 novembre 2017

Arma dei Carabinieri (*)
Nucleo di Polizia Giudiziaria di [omissis]
VERBALE DI INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
(ex artt. 266,267 e 268 C.P.P.)
L'anno 2017, martedì 14 novembre, in [omissis] presso la sala ascolto sita al 6o piano
della locale Procura della Repubblica, viene redatto il presente atto.
VERBALIZZANTE
M.O Osvaldo Spengler
FATTO
Nel corso dell'attività tecnica di monitoraggio svolta nell'ambito della procedura riservata n. della procedura riservata n. 945/3, autorizzazione NATO n. 219/2a [Operazione “FOLLOW UP” , N.d.V.] è stata intercettata in data 13/11/2017, ore 16,25 la seguente conversazione telefonica tra le utenze 333.***, intestata a FINZI MATTIA, SEGRETARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO e 386***, intestata a MISTELLA CLEMENTINO, SINDACO DI MALEVENTUM. Si riporta di seguito la trascrizione integrale della conversazione summenzionata:
[omissis]

MISTELLA CLEMENTINO: “Buongiorno, Mattia. Hai voglia di fare due chiacchiere?”
FINZI MATTIA: “Ho voglia di sapere chi sei.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Sono Mistella, Mattia.”
FINZI MATTIA: “Clementino? Clementino Mistella?”
MISTELLA CLEMENTINO: “In persona. Mistella il maneggione democristiano, Mistella l’artista della clientela, Mistella il redivivo.”
FINZI MATTIA: “Allora sì, ho voglia di fare due chiacchiere. Non ci siamo incontrati mai, ma mi interessi.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Mi interessi anche tu, Mattia. Ti ho seguito molto, in questi anni.”
FINZI MATTIA: “Ah sì?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Sì. Da un canto non avevo niente da fare, dall’altro tu mi piaci. Mi piaci perché sei un ragazzo modesto.”
FINZI MATTIA [ride]: “Modesto io?! Grazie, ma lo pensi solo tu.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Lo penso solo io perché gli altri non capiscono una minchia, scusa il francesismo. Tu sei un ragazzo modesto, perché sai di non essere perfetto, impeccabile, superiore. Sei come sei, e lo sai.”
FINZI MATTIA [pausa]: “E come sono?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Sei Pinocchio, Mattia, e quindi al tuo livello, sei forse l’ultimo politico veramente italiano che ci sia in Italia. Il penultimo, va’. C’è anche Silvano Bernasconi.”
FINZI MATTIA: “Pinocchio…perché no…”
MISTELLA CLEMENTINO: “Pinocchio, Pinocchio. Però così non ce la fai, a diventare un bambino in carne ed ossa. Lo sai che queste elezioni le perderai, vero?”
FINZI MATTIA: “Lo dici tu.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Lo sai, lo sai. E dopo? Dopo cosa farai?”
FINZI MATTIA: “Se perderò continuerò a combattere. Tu mi dovresti capire, no? Sei rimasto nove anni in castigo e non hai mollato.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Infatti ti capisco benissimo. Ma vedi: un modo per trasformare la sconfitta in vittoria c’è.”
FINZI MATTIA: “Sarebbe?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Finire quel che hai cominciato, Mattia. Rottamare il PD.”
FINZI MATTIA: “E senza un partito dove vado, scusa?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Perché, con quel partito dove vai? Cos’è il PD, Mattia? Hanno messo insieme le due parti più stupide della DC e del PCI, e l’hanno chiamato Partito Democratico, che non vuol dire niente perché non siamo in America. Prova a mettere insieme le due parti più intelligenti della DC e del PCI, e poi ne riparliamo. Tutta un’altra musica.”
 FINZI MATTIA: “E quali sarebbero le due parti più intelligenti della DC e del PCI, secondo te?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Le parti modeste, Mattia. Le parti che sanno di non essere perfette, impeccabili, superiori. Le parti che sanno di essere italiane. Italiane, bugiarde e simpatiche, come Pinocchio, come te.”
FINZI MATTIA: “Cioè mi dovrei mettere con te?”
MISTELLA CLEMENTINO: “No: sono io che mi devo mettere con te. Silvano ha 81 anni, Mattia, c’è un limite a tutto, anche a lui.”
FINZI MATTIA: “E una volta che ci siamo messi insieme cosa facciamo, Clementino?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Il meno possibile, Mattia. Soprattutto, niente zelo. L’Italia è fragile, molto fragile. Noi siamo l’imballaggio, ecco. Maneggiare con cura.”
FINZI MATTIA [pausa]: “Tutto qua?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Tutto qua. E’ un programma modesto, lo so. Vedi: se Pinocchio cade, non si rompe; se si brucia i piedi, Geppetto gliene fa di nuovi. Ma quando il burattino si trasforma in ragazzo…”
FINZI MATTIA: “E come lo chiameresti questo imballaggio?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Italia democratica.”
FINZI MATTIA: “Senza cristiana?”
MISTELLA CLEMENTINO: “Neanche Dio è più cristiano, lo dice il Papa. Ti piace? Hai colto l’allusione?”
FINZI MATTIA: “Sì, mi piace la cucina fusion. Vediamoci a pranzo, uno di questi giorni.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Offri tu.”
FINZI MATTIA: “Facciamo alla romana.”
MISTELLA CLEMENTINO: “Parole sagge, Mattia, parole sagge.”
Letto, confermato e sottoscritto

L’UFFICIALE DI P.G.
M.Osvaldo Spengler

(*) "Trattasi" -   tanto per non cambiare stile,  quello  della  Benemerita...  -   di ricostruzioni che sono  frutto della mia  fantasia di  autore e commediografo.  Qualsiasi riferimento  a fatti o persone  reali  deve ritenersi puramente casuale. (Roberto Buffagni)


Chi è il  Maresciallo Osvaldo Spengler?  Nato a Guardiagrele (CH) il 29 maggio 1948 da famiglia di antiche origini sassoni (carbonai di Blankenburg am Harz emigrati nelle foreste abruzzesi per sfuggire agli orrori della Guerra dei Trent’anni), manifestò sin dall’infanzia intelletto vivace e carattere riservato, forse un po’ rigido, chiuso, pessimista. Il padre, impiegato postale, lo avviò agli studi ginnasiali, nella speranza che Osvaldo conseguisse, primo della sua famiglia, la laurea di dottore in legge. Ma pur frequentando con profitto il Liceo Classico di Chieti “Asinio Pollione”, al conseguimento della maturità con il voto di 60/60, Osvaldo si rifiutò recisamente di proseguire gli studi, e si arruolò invece, con delusione e sgomento della famiglia, nell’Arma dei Carabinieri. Unica ragione da lui addotta: “Non mi piace far chiacchiere .” (Com’è noto, il carabiniere è “uso a obbedir tacendo”). Mise a frutto le sue doti di acuto osservatore dell’uomo in alcune indagini rimaste celebri (una per tutte: l’arresto dell’inafferrabile Pino Lenticchi, “il Bel Mitraglia”). Coinvolto nelle indagini su “Tangentopoli”, perseguì con cocciutaggine una linea d’indagine personalissima ed eterodossa che lo mise in contrasto con i magistrati inquirenti. Invitato a chiedere il trasferimento ad altra mansione, sorprese i superiori proponendosi per la sala ascolto della Procura di ***. Richiesto del perché, rispose testualmente: “Almeno qui le chiacchiere le fanno gli altri.”
***

Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage...