martedì 20 dicembre 2016

Camion contro la folla a Berlino, probabile attentato jihadista
 Pareto e  i pericoli di un mondo  post-borghese


Quel che è accaduto a Berlino, altro probabile e  feroce attentato jihadista   (per non parlare dell’esecuzione in diretta dell’ambasciatore russo in  Turchia ad opera di un altro esaltato islamista) ci  ha ricordato una pagina di Pareto. Leggiamola insieme.

“ I borghesi vogliono due cose contraddittorie, cioè. 1) che siano difesi i loro beni; 2) che non si versi il sangue degli avversari. Quindi  carabinieri e soldati debbono andare a difendere quei beni, e per non urtare i sensibili nervi della borghesia debbono lasciarsi accoppare  senza fare uso delle armi” (*).

Al di là della contestualizzazione ( Pareto si riferiva ai conflitti sociali di inizio Novecento, che vedevano i socialisti  e sindacalisti rivoluzionari  all’attacco e la borghesia, impaurita, sulla difensiva), resta l’importante riflessione su un certo tipo di mentalità, fiacca se non da veri e propri rammolliti, che oggi sembra prevalere a tutti i livelli:  si temono e condannano  gli attentati, ma non si vuole fare una guerra, inchinandosi alle ragioni di un pacifismo e umanitarismo  diffusi tra le classi dirigenti come tra la gente comune:  atteggiamento  decadente  che non ha nulla a che vedere con il coraggio se non la temerarietà del borghese costruttore di una  civiltà che probabilmente non conosce eguali nella storia umana.   
In questo senso si potrebbe parlare  di malinconica vittoria del post-borghese universale, satollo e vigliacco,  che si illude  di potere conservare, senza spargimenti di sangue,  ciò che invece il borghese si è guadagnato sui mari, nelle fabbriche,  negli studi  e anche sui campi di battaglia,  mostrando  di non aver paura di nessuno, con l'operosità, la determinazione,  l'astuzia e quando necessario il ferro della spada.
Davanti al nemico, per batterlo, dobbiamo tornare alle radici,  allo spirito corsaro:  a Drake.
Su la testa! 

Carlo Gambescia
      




(*) Vilfredo Pareto,  Lettere a Maffeo Pantaleoni, a cura di G. De Rosa,  Banca Nazionale  Nazionale del Lavoro,  Roma 1960, vol. II, pp. 91-92 (lettera n. 587, Céligny, li 4 maggio 1908)  

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