mercoledì 6 luglio 2016

La cultura delle emozioni e delle lacrime
Piangono tutti.  Perché?


Piangono i calciatori, piangono i politici, piangono i presentatori, i concorrenti, ma anche le persone comuni, soprattutto appena sotto i riflettori.   Basta fare  un giro su YouTube per scoprire lacrime celebri  o meno. 
Indubbiamente, i media hanno avuto un effetto moltiplicatore. L’uomo è animale emulativo, bastano pochi stimoli come ad esempio  una telecamera accesa.  Il vero punto però,  è capire  perché si è tornati a piangere davanti a tutti. Saltando alcune decine di secoli ( teatro, per carità,  di interessanti raffronti culturali),  si può dire,  per venire subito al punto,  che  la  cultura borghese, otto-(e in parte)novecentesca del controllo delle proprie reazioni in pubblico -  diciamo così, del contegno -   sembra aver lasciato il posto alla cultura delle emozioni, della fragilità scodellata davanti a tutti, del piangere senza alcun  ritegno. Si pensi a Obama, il massimo leader mondiale, sorpreso più volte, in occasioni pubbliche, con gli occhi umidi.  E il presidente americano, per fortuna, viene considerato dagli osservatori politici, un uomo freddo…  
Si è parlato di femminilizzazione del comportamento maschile. Ricordiamo, però, che la cultura borghese imponeva anche alle donne, persino negli abiti, un rigido controllo  di se stesse. Che cosa è successo allora? Perché il  via libera ai lucciconi, per dirla con i nonni? 
Innanzitutto, non è solo  una questione mediatica. La spiegazione, culturalmente parlando, è nella sostituzione dell’ anti-eroe all’eroe, avvenuta in tutti campi, dalla letteratura all’arte, dall’economia alla politica, dallo sport alla musica.  Il tardo, lacrimoso e sensuale romanticismo -  qui Croce e Praz scrissero pagine importanti  - vive e lotta insieme a noi. Pochi lo ammettono, ma è così:  l’uomo viene visto come un impasto di  lacrime e ribellismo contro le convenzioni sociali, un essere fragile e aggressivo al contempo.  E il ribelle, nel bene e nel male,  è  anti-borghese per eccellenza. Figurarsi del  controllato uomo economico, assolutamente capace di contingentare - per fortuna -  anche le  lacrime.  
Sul piano, più strettamente sociologico, invece, va segnalata l’ infantilizzazione delle persone. Il welfare,  anche come sola idea di  un’assistenza totale  dalla culla alla tomba,  ha reso ancora più fragili e insicure le persone, trasformandole in bambini piagnucolosi e capricciosi: i  famigerati "aventi diritto"...  Si chiama anche individualismo protetto. Dallo  Stato, padrone e padre al tempo stesso.   
Sui due punti ricordati, la cultura marxista, post-marxista (e intellettuali borghesi compiacenti, i cosiddetti liberal)  hanno responsabilità enormi. Due piccoli esempi:  Brecht addirittura  compianse le società che avevano bisogno di eroi;  Bauman  teme invece la società del rischio,  “liquida”. E finge di non vedere che  invece è  lo stato, buonista e occhiuto,  a uccidere il mercato e l'individuo, libero e forte. In questo modo si coltivano e vezzeggiano solo omuncoli affamati di improbabili "diritti sociali", invenzioni  di natura squisitamente elettorale.  E così il cerchio si chiude: Da Obama, passando per Buffon,  agli ospiti piagnucolosi delle capricciose "piazze"  mediatiche.  
Concludendo:  anti-eroi e welfare.  E tante lacrime. Infantili.  

Carlo Gambescia
           

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