venerdì 1 aprile 2016

Federica  Guidi si è dimessa
Corruzione degli antichi e
corruzione dei moderni



Le dimissioni della  Ministra (come si dice oggi) Federica Guidi  non saranno le prime né le ultime. Inutile scandalizzarsi. Lotta politica democratica:  palle (pardon) di merda in faccia,  oggi a me, domani a te. È la corruzione del moderni. Che sembra dilagare, come si legge sempre più spesso. Ci spieghiamo subito.  
Quanto più si celebra la separatezza sul piano personale tra vita pubblica e vita  privata, tra funzionario politico e privato cittadino,  tanto più si moltiplicano i casi di corruzione. Per quale ragione? Perché  l’uomo non  può essere diviso in due. È un fatto sociologico (per alcuni  studiosi perfino antropologico): l’uomo tende ad aiutare chi è prossimo, privilegia il noto sull’ignoto, in vista di ottenere vantaggi per se stesso. Si chiama egoismo sociale, talvolta perfino con risvolti sentimentali. Tentazione fortissima,  ricorrente, spesso irresistibile.
Ovviamente, esistono dei limiti, funzionali alla persistenza nel tempo di una società: limiti che però possono essere gestiti storicamente in modo molto differente.  Si pensi alla satrapie persiane, alla corruzione-dono tipica delle monarchie idrauliche orientali, ai maneggi in Senato del corpo dei Cavalieri nella Roma tardo repubblicana, ma anche al rapporto patronus-cliens,  nonostante tutti virtuosismi tecnici  dei giuristi romani. Il che però non significa, come insegna il grande Constant, che le società greca e romana fossero politicamente liberali (Strauss, non sarebbe d’accordo,  ma questa è un’altra storia…). Tutt'altro. La democrazia degli antichi, quando e se sussisteva,  era totalizzante: altro segno della indistinzione tra pubblico e privato.
Insomma, la ricorrente tentazione di aiutare e favorire parenti, amanti, amici in chiave tattica o strategica  ha segnato per secoli la storia dei regimi monarchici, aristocratici, arcaico-repubblicani e Papato. Certo, l’amministratore  corrotto  se scoperto veniva punito, anche ferocemente, magari squartato (se non era nobile),  però  pubblico e privato tendevano a  confondersi.  Famosa è la diatriba, anche giuridica, spesso però fonte di guerre dinastiche,  sul patrimonio reale, indiviso, tra personale e  pubblico, incluse le persone e i beni sotto il dominio del monarca.   
 Le cose sono andate così fino al primo pubblico  ufficiale della storia moderna: Robespierre, detto appunto, “l’Incorruttibile”. Senza dimenticare i  suoi accoliti, tutti funzionari giacobini al servizio del bene pubblico formato ghigliottina. 
Riassumendo,  gli antichi,  almeno fino alla Rivoluzione francese,  non si sono interrogati più di tanto (nonostante, ripetiamo i virtuosismi tecnici dei giuristi romani) sulla  distinzione, in particolare politica,  pubblico-privato. Di conseguenza si  tendeva a chiudere un occhio sulla corruzione. I moderni no. Perché?
In primo luogo, come abbiamo detto,  per la distinzione filosofica,  validissima per altre ragioni (si pensi all’habeas  corpus  sacralizzato dal diritto anglo-sassone), tra uomo pubblico e privato.  In secondo luogo, per i vasti processi    di razionalizzazione,  burocratizzazione, ben descritti da Weber,  tipici della società moderna.  La nascita dell’uomo-funzionario, anche politico, che deve far prevalere sempre  la sua figura pubblica su quella privata,  va  contro la  natura sociologica degli esseri umani, portati, se ci si passa la caduta di stile,  a “inciuciare”:   di qui, il moltiplicarsi dei casi, anche alla luce del carattere mediatico-democratico delle società tardo-novecentesche, nonché di quel disincanto, o sensismo cinico e passivo, colto così bene da Weber, Simmel e Sorokin.
Con ciò  non sosteniamo  che la corruzione  non debba  essere punita secondo le norme in vigore, bensì che la corruzione dei moderni, ricorda un poco, la virtuistica condanna della prostituzione, considerata - ebbene sì, siamo politicamente scorretti -   la  tendenza dell’uomo alla fornicazione.
Che sia il caso di legalizzare anche la corruzione?                  


Carlo Gambescia

Nessun commento:

Posta un commento