mercoledì 24 febbraio 2016

Berlusconi e  il telefono sotto controllo Usa
Ma quale spionaggio americano…
Il nemico è in Libia



Quando si dice il caso. Dopo che si è diffusa la notizia dello schieramento dei droni Usa  a Sigonella è  tornata  fuori la storia  dello spionaggio americano ai danni del Governo  Berlusconi nel 2011.  Per dividere e non per unire. Perché, ripetiamo, quando si dice il caso,  la storia, affiora di nuovo  nel momento in cui gli americani e  gli europei (Italia inclusa), dopo tanto stupido parlare di pace,  si sono finalmente decisi  a fare qualcosa.
Quali sono gli interessi italiani in questa situazione? Di sicuro non polemizzare o rompere con gli Stati Uniti, anche perché, da che mondo è mondo,  tutti spiano tutti. E Berlusconi all’epoca cadde, da coniglio, perché,  pur avendo i voti in Parlamento (certo, pochi), si dimise di motu proprio, rimettendo il mandato nelle mani di Napolitano.  Addirittura inizialmente il Cavaliere appoggiò  Monti, per mostrare il suo "senso di responsabilità".
Pertanto non rientra certamente nell' interesse italiano difendere la memoria politica di un  coniglio e diciamo pure di un pugno di ladri,  mettendoci contro gli americani. Di un  Berlusconi,  che tra l’altro  non mosse un dito per salvare il regime di Gheddafi.  Un tiranno, certamente, il cui governo  era però  preferibile, e di gran lunga,  al pericoloso  caos attuale.
Invece è nostro  principale interesse cancellare  l’Emirato della Sirte e  far regnare l’ordine in Libia. Anche con un protettorato. Purtroppo, gli Stati Uniti di Obama non sono  molto affidabili, però si stanno muovendo. E dopo una fiacca  presidenza socialista, ormai al termine,  le cose potrebbero  cambiare...
In ogni caso -  valga questo per i soliti anti-americani -  il nostro  nemico è in Libia,  alle porte dell'Italia. Non sono gli Stati Uniti.  Sirte è a 1200 chilometri. E gli islamisti  potrebbero colpirci, qualora avessero i mezzi, in qualsiasi momento. 
Ma quale spionaggio americano… Svegliatevi, imbecilli, prima che sia troppo tardi. 

                                                                                                                                   Carlo Gambescia       

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