mercoledì 9 dicembre 2015

Elezioni amministrative francesi
Ha vinto il Fronte Nazionale?
No, il partito della spesa pubblica



La vittoria, anzi la mezza vittoria del Fronte Nazionale,  trova la sua principale giustificazione, o causa efficiente,  nei tragici fatti di Parigi. Gli elettori, impauriti, vogliono protezione e si rivolgono verso chi la promette, o meglio in direzione di chi sappia  mostrare i muscoli. E su questo piano l’estrema destra ha una tristemente consolidata tradizione. Quindi risultato scontato, almeno al primo turno. Fortunatamente  la Francia ha un sistema elettorale che scoraggia la rappresentanza del cosiddetto terzo partito. Il contrario dell’Italia, dove grazie all’incapacità e imprevidenza della destra e della sinistra moderate, rischiamo alle prossime elezioni di  far vincere gli accoliti di Grillo.
Evitando le solite distinzioni di lana caprina tra fascismi e populismi, ottime per conquistare una  cattedra, ma non per studiare la realtà politica, sempre a proposito della protezione (in tutti i sensi però), c’è un elemento importante che accomuna il Fronte Nazionale al MoVimento5Stelle:  sono  partiti della spesa pubblica. Non tanto per il fatto che (protettivamente) promettono tutto a tutti in chiave puramente elettorale (il "partito pigliatutto"), quanto  per la gretta "filosofia" statalista (lo stato padre-padrone) dell’economia e della società, a cui si accompagna, inevitabilmente, una pericolosa concezione autarchica della nazione.  
Pertanto, con il Fronte Nazionale e  il MoVimento5Stelle  al  potere,  l’economia subirebbe un violentissimo contraccolpo. E di riflesso  ne risentirebbe il tenore di vita di tutti i cittadini. Ci spieghiamo: per redistribuire, come promettono, bisogna tassare o tagliare; troppe  tasse deprimono l’economia; troppi tagli fanno perdere i consensi.  Di qui, il rischio, per non perdere il potere fortunosamente agguantato, di involuzioni autoritarie: derive  che,  a differenza dei partiti di estrazione liberale,  sono invece nel Dna delle forze di estrema destra e di estrema sinistra. Inciso: dal momento che  il MoVimento5Stelle sembra favorevole alla decrescita e  il Fronte Nazionale a uno sviluppo controllato e limitato,  per capirne le dinamiche interne, si dovrebbe lavorare -  per ora si tratta di una semplice intuizione -  intorno al concetto di una possibile dittatura per il desviluppo (*).
In Francia, ripetiamo, hanno un sistema elettorale che funziona. Quindi il Fronte Nazionale, al di là del solito al lupo-al lupo  mediatico, rischia  di  restare fermo ai nastri di partenza. Mentre in Italia, la destra, vuole addirittura  importare la ricetta Le Pen… Ieri sui giornali fiancheggiatori era tutto un ridicolo inneggiare al duo Marine&Marion: il che, per ricaduta, indica l’autentico luogo dell’anima di personaggi come Salvini e Berlusconi (per non parlare dei nostagici post-mussoliniani): non il fascismo, non il populismo, ma qualcosa di più reale e in qualche misura pre-politico, una concezione "filosofica" a monte della politica:  lo statalismo. Che a sua volta rinvia teoricamente al costruttivismo sociale:  alla volontà di sapere, da parte di una certa élite (qui Foucault, non stona), cosa sia bene per ogni singolo cittadino.
Tradotto, e per fare un esempio: mai fidarsi dello statalista, di destra o sinistra ( quindi - attenzione - dubitare anche di Renzi…), che critica Equitalia, perché in cuor suo è un costruttivista. E quindi, sulle rovine fumanti dell'Equitalia di oggi, ne costruirà, domani, per dirla con Petrolini, una più bella e più superba che pria…
Carlo  Gambescia


(*) A.F.K Organski, Le forme dello sviluppo politico, Laterza, Bari 1970, pp.127-158, dove a proposito dei fascismi e parafascismi si parla di "regime sincratici" o, semplificando, forme di  dittatura per favorire lo sviluppo. Si tratterebbe, visto che siamo nel XXI secolo, di invertire il segno: dallo sviluppo al desviluppo,  passando, concettualmente,  dall'analisi ex post, basata su documenti storici, all'analisi, ipotetica, ex ante, sui possibili sviluppi virtuali. Una sfida politologica, piuttosto ardita, lo ammettiamo.  
           

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