martedì 12 maggio 2015

Sblocco delle pensioni/ I debiti pubblici, in Italia, non si pagano
Cattive abitudini
di Teodoro Klitsche de la Grange



Non ha torto Renzi a sostenere che buona parte dei problemi che affliggono oggi l’Italia sono frutto di scelte errate e/o miopi e/o inopportune dei suoi predecessori. Il debito pubblico è frutto in misura prevalente delle politiche distributive della “prima repubblica”; come la mancata riduzione di quello, la de-industrializzazione, l’incremento della disoccupazione dell’inadeguatezza della classe dirigente della “seconda repubblica”.
La mancata riscrittura della Costituzione e la mancata riforma dell’amministrazione e della giustizia poi, sono costanti, ascrivibili ai governi sia della prima che della seconda repubblica.
Ma mentre il Presidente del Consiglio diceva (parte) di quanto prima scritto, era pubblicata da “Panorama” un’intervista dell’ambasciatore americano in Italia, il quale spiegava che la riottosità degli imprenditori americani ad investire in Italia era dovuto al pessimo funzionamento della giustizia italiana, alla scarsa efficienza dell’amministrazione, alla cavillosità e complessità della normativa tributaria. In sostanza tutte riconducibili all’inefficienza globale del potere pubblico. Occorre tuttavia chiedersi se la terapia di Renzi sia coerente alla diagnosi.
Proprio in questi giorni abbiamo a che fare con un problema – quello della sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale sul blocco dell’aggiornamento delle pensioni – risultato di (uno dei) comportamenti spesso ripetuti in passato, ovvero che i debiti pubblici, in Italia, non si pagano, ma se ne rinvia il pagamento. Per cui ovviamente crescono o riappaiono, come nel caso del blocco pensionistico. Disposto da un governo (quello Monti) che la stampa aveva spacciato come la versione attuale della sofarchia di Platone, e che invece si è rivelato cultore della prassi del rinvio, del tirare a campare, della miopia finanziaria-amministrativa, di guisa da rivalutare gran parte dei governi della prima repubblica.
Le indiscrezioni comparse sulla stampa dei modi per pagare il debito pensionistico “sommerso” dal Governo Monti e “riemerso” sotto quello Renzi, appaiono purtroppo assai coerenti con trent’anni di finanza, occulta quanto allegra.
Secondo alcuni il maltolto sarebbe restituito a solo una parte dei pensionati (le pensioni più basse tra quelle bloccate); secondo altri si dilazionerebbe il pagamento in due (o tre?) esercizi (in fondo, se non se ne abusa, è la soluzione più ragionevole e “corretta”); secondo altri (ed è la soluzione peggiore) non si darebbe nulla, aspettando che i pensionati facciano causa (in massa). Soluzione che, guarda caso, sfrutta a “beneficio” (strettamente momentaneo) del potere pubblico l’inefficienza della giustizia italiana. Uno Stato debitore è il primo “avvantaggiato” da una giustizia civile ed amministrativa lenta, che ha interesse, quindi, a mantenere tale.
Ma se le soluzioni sono queste, la “terza” Repubblica di Renzi somiglia troppo alla seconda ed alla prima.
Teodoro Klitsche de la Grange


Teodoro Klitsche de la Grange è  avvocato, giurista, direttore del trimestrale di cultura politica “Behemoth" (  http://www.behemoth.it/ ). Tra i suoi libri: Lo specchio infranto (1998), Il salto di Rodi (1999), Il Doppio Stato (2001), L'apologia della cattiveria (2003), L'inferno dell'intellettuale (2007), Dove va lo Stato? (2009),  Funzionarismo (2013).



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