lunedì 9 gennaio 2006

La "diversità" della sinistra 
secondo Eugenio Scalfari



Su "Repubblica" di ieri, Eugenio Scalfari, ha spiegato perché la sinistra è "superiore" o "diversa" dalla destra.
Ora, sul problema specifico delle differenze tra destra-sinistra, sono stati scritti moltissimi volumi, e sarebbe inutile, e presuntuoso affrontare qui l'argomento. Anche perché quel che emerge, "oggettivamente" dalla articolessa di Scalfari, al di là di alcune banalità moralistiche da "salotto televisivo" (su Berlinguer, Craxi, Berlusconi, eccetera), è la sempre più evidente, non diversità, ma identità tra destra e sinistra, in particolare sul piano governativo, e soprattutto su quello della politica economica. Perché?
Se c'è una "diversità", o "superiorità" della sinistra nei riguardi della destra, in particolare quella conservatrice, liberale e liberista, questa è rappresentata dal controllo politico dell'economia. Per tutto il Novecento, ma si potrebbe risalire ideologicamente al socialismo e alla democrazia post-Rivoluzione Francese, la sinistra si è caratterizzata per il tentativo (introduzione del welfare, delle tutele sul lavoro, della programmazione economica, eccetera), di sottrarre, attraverso la "decisione politica", il lavoro e la "domanda" alla mercificazione prodotta da un mercato sempre più aggressivo e dominato da un ristretto numero di imprese. Un tentativo riuscito, come prova il cosiddetto "Glorioso Trentennio" ( grosso modo,1945-1975)
Questa situazione è cambiata negli anni Ottanta del Novecento, con l'arrivo della "rivoluzione neoliberista", che alle politiche imperniate sulla domanda, e quindi sulla tutela del lavoro, ha sostituito politiche basate sull' offerta e sulla difesa dell'impresa.
Il principio, tutto liberista, che da allora si è imposto, è quello che mercato - e dunque l'impresa, il cosiddetto lato dell' offerta- avrebbe la forza di farcela da solo (nel senso di produrre crescita economica e sviluppo sociale), a patto che lo si lasci operare, libero da qualsiasi vincolo sindacale e welfarista.
Ora, Scalfari, nella terza parte del suo lungo editoriale, propone alla sinistra, come segno di "diversità" e "superiorità", rispetto alla destra, quello di mostrare di aver capito i nuovi tempi, scegliendo di occuparsi proprio della "riforma del mercato del lavoro", della "riforma del 'welfare' e, soprattutto la riforma dell'offerta di beni e servizi".
Insomma, di abbandonare ogni progetto di controllo politico dell'economia e di praticare, come fa attualmente la destra conservatrice e liberista, una "politica dell'offerta" attenta solo alle esigenze delle imprese, o al massimo, al rispetto delle famigerate "regole" del gioco (certo, "regole" che la destra spesso elude, ma che in quanto tali, fanno però parte, è bene ricordarlo, di quella che Marx chiamava la "sovrastruttura giuridica"...).
E in questo, consisterebbe, secondo Scalfari, la "diversità" o "superiorità" della sinistra...

Non è necessario aggiungere altro. 

Carlo Gambescia

Nessun commento:

Posta un commento