martedì 29 ottobre 2013


L'insiemistica sociopatica ai giorni nostri
Facebook, tutto e il contrario di tutto 
di Carlo Pompei




Avevamo già sfiorato  l’ argomento  Facebook (
http://carlogambesciametapolitics.blogspot.it/2011/12/alcuni-giorni-fa-una-diciassettenne-e.html ), ma riteniamolo  utile approfondirlo. Da dove (ri-)partire?  Diciamo subito che i post pubblicati  sul social network più diffuso al mondo,  sono come gli oroscopi: ognuno ci vede quello che gli/le pare. 
Capita che le stesse persone siano d'accordo contemporaneamente con il pensiero  filantropico di Gandhi e con quello misantropico di Bukowski. Il primo dice un "ama tutti" estroflesso, il secondo dice "odio tutti" introflesso: due modi  esagerati di  leggere la realtà, sui quali  ci si misura a seconda del come ci si sveglia o procede  il   lavoro quotidiano...
"Sì, è proprio vero!" E giù mi piace e condividi.  Oppure: "No, non è vero!" E giù commenti al vetriolo e fulmicotone.Commenti tanto velenosi ed esplosivi (la base solforica è la stessa) che dopo un paio di battibecchi ci si dimentica da dove si è partiti e perché si sta litigando, ma si mettono a nudo le proprie convinzioni recondite e, indirettamente, le proprie debolezze. Vere e proprie truppe virtuali sul campo del nulla pronte a rompere le righe (e altro) per rischierarsi con i propri avversari precedenti, se i motivi del contendere vengono variati da abili manovratori.
Capita che alleate sul femminicidio si scoprano moglie ed amante del medesimo uomo, tifosi della medesima squadra siano divisi su cani e gatti, colleghi di lavoro affiatati non concordino sulla genuinitá di una ricetta della Clerici, e così via. Insomma, psicologi online potrebbero fare la propria fortuna senza incontrare fisicamente il cliente e probabilmente qualcuno sta già scrivendo un "best seller" alla Fabio Volo, Moccia, Muccino, Caffé e cappuccino. La formula è quella universale che gioca sulla commiserazione, sull'invidia, sulla frustrazione, sulla prepotenza, sul fanatismo, sul protagonismo. Insomma, sulla miseria umana di vittime e carnefici autocategorizzatisi a rotazione. 
Non è raro vedere un susseguirsi di post nettamente in contrasto tra loro: commenti esagerati di casalinghe disperate tipo "tragedia! Mi si è rotta un'unghia" inframmezzati a video di sgozzamenti di bambini in zone di "guerra santa".
Picchi pseudocomunicativi a parte, alla fine, nonostante i buoni propositi e i BUONGIORNO A TUTTI! (scritti in maiuscolo e corredati da foto di tazzina di caffè fumante) si finisce per mandarsi reciprocamente a quel paese, palesemente o meno, cioè scollegandosi. La sensazione di forza che dà il potersi scollegare, però, viene vanificata quando lo fa qualcun altro che volevamo tenere attaccato ad un filo invisibile. 
La comunicazione remota sembra semplice, invece è molto complessa, necessita di faccine a corredo che esprimano il nostro stato d'animo: sentimenti come gioia, ironia, sarcasmo, rabbia, tristezza, soddisfazione, non traspaiono e gli equivoci sono ricorrenti.
La presenza di provocatori, complottisti, debunker, troll, finti profili, spie, completa il quadro di uno zoo antropologico interessante, ma anche ingannevole, a tratti divertente, spesso paranoico e paradossalmente, ma non troppo, popolato da sociopatici veri o presunti. Ad un certo punto, infatti, se ancora ragioni, ti accorgi di non sopportare più nulla, di essere stato messo su una giostra che non ti diverte più, ma ti distrae e ti fa perdere tempo.
Diversamente, la dipendenza che questa giostra genera in molte persone, probabilmente già sole, provoca ulteriore scollamento dalla realtà. Saltano gli ultimi rapporti interpersonali reali e ci si isola socialmente, anche se si pensa di essere circondati da amici e conoscenti.  Emblematica in questo senso è la trasformazione dei convogli ferroviari, prima suddivisi in compartimenti da sei posti ove la socializzazione di pensieri, biscotti e caramelle era quasi obbligata. Oggi sono totalmente aperti con singola alimentazione elettrica e connessione wifi per non farci scambiare neanche una parola con il vicino e far sentire inadeguato chi non si allinea a questa follia iniziata con l'utilizzo del telefono cellulare ovunque.
Non va infine dimenticato qualcosa di nuovo, ma negativo, che sembra  segnare  l'avvicendarsi generazionale: un bambino di 5 anni può essere più esperto di suo nonno. Sembra una gran cosa, ma non lo è: la pseudopreparazione tattile (digitale) del bambino non ha nulla di utile sul piano pratico, serve soltanto ad illuderlo (lui e i suoi genitori) che sia già pronto per affrontare qualsiasi problematica. In realtà è vulnerabile contro qualsiasi cosa reale che non possa essere copiata, incollata, annullata, resettata, etc. Un improvviso blackout elettrico informatico prolungato, inoltre, farebbe riversare in strada zombies con una propria fotografia in mano che si chiedono vicendevolmente "ti piace?". Da questo virus si salverebbero soltanto i nonni dal sorriso triste.
La domanda è: cui prodest
In attesa di avere elementi e prove per svelarvi l'arcano, ma sperando di avervi fornito almeno una chiave di lettura, ricordiamo che cosa diceva Ernesto Calindri in una vecchia pubblicità di 40 anni fa: "Fermate il mondo, voglio scendere".  Il finale recitava: "Contro il logorio della vita moderna".  Oggi,  aggiungeremmo, "virtuale".

Carlo Pompei


Carlo Pompei, classe 1966, “Romano de Roma”. Appena nato, non sapendo ancora né leggere, né scrivere, cominciò improvvisamente a disegnare. Oggi, si divide tra grafica, impaginazione, scrittura, illustrazione, informatica, insegnamento ed… ebanisteria “entry level”.

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