venerdì 15 marzo 2013

Il libro della settimana: Franco Cardini,Arianna infida. Bugie del nostro tempo, Edizioni Medusa 2013, pp. 208,  Euro 14.50 . 



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A che serve la storia? A cosa  servono gli storici? A questo pensavamo leggendo il libro di Franco Cardini. Arianna Infida. Bugie del nostro tempo (Edizioni Medusa), una raccolta di articoli in larga parte  di taglio  giornalistico,  apparsi tra il 2005 e il 2012. A cosa serve studiare il movimento crociato, la cavalleria medievale, delineandone plasticamente  glorie e miserie,  per poi non saper cogliere, anche quando si fa alta divulgazione  giornalistica, le proprie e le altrui contraddizioni? Fare storia significa saper prendere le distanze dalla propria "circostanza" ,  stabilendo che le cose possono essere sempre  giudicate da due punti di vista: quello  di chi osserva e quello  di coloro che sono osservati.   Lo storico  non deve  scegliere tra le due prospettive, ma soltanto tenere ben presente che quando si ricostruisce, come insegnavamo gli storicisti tedeschi, è giusto rivivere dall’interno, mentre quando si interpreta, come riteneva Tocqueville è altrettanto giusto porsi all’esterno.  E ci scusiamo per il ripassino.
Ovviamente, è un equilibrio non facile da perseguire. Ed è probabile che non sia  neppure di questo mondo: la carne è debole. Insomma, sappiamo benissimo che  non esiste una   storiografia pura fatta di   omini occhialuti  dai  cervelli-tabula rasa.   Ma chi pratica  il  métier d'historien    dovrebbe, almeno deontologicamente,  essere sempre  consapevole della distinzione cognitiva ricordata.  E quindi evitare contaminazioni  tra le cose come sono andate e i propri desiderata… Altrimenti, storici e storia non servono a nulla, se non alla pericolosa  causa di un mondo dipinto  in bianco e nero: i buoni di qua, i cattivi di  là.
Ora, la raccolta di Cardini, non sembra opera di uno storico, ma di un agitatore politico.  Perché  il punto di vista esterno del professore fiorentino (anticapitalista e  antiliberale), straripa e  prevale  su quello interno (dei fatti ricostruiti). Perciò tutti coloro che sono schierati dalla parte opposta ( a quella di Cardini)  sono  ritenuti  in malafede e confinati  tra i bugiardi che punteggiano quel filo rosso dell’ "Arianna infida" del titolo.
Non facciamo nomi. Il lettore interessato all' "articolo" si comprerà il libro e scoprirà per conto suo. Viceversa,  chi segue Cardini per ragioni professionali (storici, giornalisti, opinionisti ) già ne conosce le idiosincrasie. Né desideriamo addentrarci nella discussione delle “prove” addotte dal medievalista.  Sarebbe fatica sisifica, perché i  vasi intellettuali   non sono comunicanti.  E di conseguenza  le bugie degli uni sono verità per gli altri e viceversa. Siamo nell'ambito della  politica della logica. Una pseudo-scienza,  già ottimamente maneggiata  dai sofisti greci.  Ciò  però significa che una volta  presa   la strada  dell' "antismo" argomentativo  (anti-questo, anti-quello), e non importa da quale parte provenga,  si finisce sempre  per fare cattiva storia.   Al massimo,  per tornare a Cardini,  si potrebbe   valutare da necrofori  della  logica   la congruenza in termini di uso  argomentativo  tra    premesse ideologiche scelte  e  concetti che ne discendono.   Uso, a dire il vero, neppure  sempre  lineare.  Ad esempio,  quando si tratta difendere la sua, di “ortodossia” cattolica, Cardini critica   il fatto “che per troppi decenni, si è assistito allo spettacolo di atei che si sposavano in chiesa e facevano battezzare i figli e delle feste religiose ridotte a occasioni di consumo” (p. 143). Mentre quando le stesse tesi  sono sposate dagli  avversari ideologici, le si retrocede alle “vuote banalità retoriche del Dio-Patria- Famiglia” (p. 150)… 
Peccato, perché   parliamo dello stesso Franco Cardini,  autore di un  immenso  libro sulla cavalleria.  Ma erano i primi anni Ottanta.  Quanta acqua è passata sotto i ponti.  Chi scrive era molto giovane e, come capita a quell'età,  si sceglieva i maestri ideali.  Cosicché ogni volta che  sfogliamo Alle radici della cavalleria medievale ci torna in mente la vecchia canzone di Charles Trenet: Que reste-t-il de nos amours / Que reste-t-il de ces beaux jours /Une photo, vieille photo/ De ma jeunesse.  Che malinconia.
Versi che  per giunta  evidenziano  quella sana  nostalgia del passato che, per dirla con  Adolfo Omodeo,  deve costituire  il  punto di partenza  ma non  di arrivo del  buon ricercatore storico.  Versi che però,   come riportano le cronache, piacciono anche a Berlusconi,  il “Berluska” (come scrive  il  Cardini agit-prop…), sul quale  lo storico  spara alzo zero.  E che probabilmente sono amati  anche da Cardini... Il quale però, se fosse qui,  ci risponderebbe, a proposito dei gusti musicali del Cavaliere, che   anche  a Hitler piacevano i fiori, gli animali e  i bambini...  

Forse Trenet  aveva più senso storico del professore fiorentino? Mah...   Intanto,  godiamoci il romantico chansonnier francese. Così prosegue la sua struggente  canzone:    Les mots les mots tendres qu'on murmure/Les caresses les plus pures/ Les serments au fond des bois/ Les fleurs qu'on retrouve dans un livre/ Dont le parfum vous enivre/ Se sont envolés pourquoi?  Già,  perché, professor Cardini? 

Carlo Gambescia

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