mercoledì 18 aprile 2012

Montesquieu e il finanziamento dei partiti politici






La questione del finanziamento dei partiti è controversa. Una cosa però è certa: il cittadino comune, un povero tartassato, se interpellato, risponderebbe di nuovo no.Diciamo che in materia possono essere individuate tre posizioni.

La prima, i partiti vanno finanziati con risorse pubbliche, perché assolvono una funzione politica di rappresentanza generale.
La seconda, i partiti vanno finanziati dagli aderenti (iscritti, simpatizzanti, elettori, grandi e piccoli), perché, pur assolvendo una funzione pubblica, riflettono ideologie e programmi "sezionali" . Detto altrimenti: di parte.
La terza, i partiti possono ricevere liberamente finanziamenti da tutti: individui, imprese, società, e così via.
Ovviamente, in tutti e tre casi, ci si appella al criterio della massima trasparenza: i partiti, si legge, devono trasformarsi in “case di vetro”. Quindi, in sintesi, personalità giuridica ben definita, bilanci veri e alla luce del sole, controlli legali a più livelli, eccetera.
In realtà, non esiste una formula magica. La corruzione è diffusa ovunque, a prescindere dal finanziamento o meno dei partiti. Non finanziando pubblicamente i partiti, lo Stato sicuramente risparmierebbe, ma non finanziandoli rischia di aprire le porte al potere, certo non disinteressato, delle più diverse lobbies. Il che per alcuni osservatori sarebbe un male, per altri un bene.
Su quest'ultimo punto sospendiamo il giudizio, anche perché crediamo che il problema sia un altro. Bisogna però prenderla da lontano. Secondo Montesquieu, autore de Lo Spirito delle Leggi , anno di grazia 1748, ogni forma di governo ha una natura e un principio. Soffermiamoci su quest’ultimo. Il principio della monarchia è l’onore, o meglio il punto d’onore, come aspirazione a cariche e onori (al plurale), e di riflesso, quale fattore di competizione al rialzo tra gli stessi "apiranti". Nel dispotismo, il principio è la paura. O meglio un clima generale in cui la paura di finire in prigione o uccisi sfocia nella ricerca collettiva ( dal consigliere del despota al suddito) di una servile tranquillità… Infine, nelle repubbliche, soprattutto se democratiche - e veniamo al punto - il principio è la virtù. Nel senso che i governanti fanno dono di se stessi all’ interesse pubblico, rinunciando a ogni forma di egoismo, avidità e indisciplina. Come scrive Montesquieu, se il principio funziona male, e non solo nelle repubbliche, «lo Stato è già perduto».
Ecco, invece di parlare tanto, troppo, di finanziamenti pubblici o privati ai partiti, andrebbe prima recuperato il principio… O no?



Carlo Gambescia

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