martedì 13 dicembre 2011

                                                  La nuova disciplina sui conti correnti

Il fisco spione


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Il nuovo pacchetto anti-evasione del decreto salva-Italia ( si fa per dire), consentirà all’ amministrazione finanziaria di radiografare fiscalmente tutti i cittadini. Infatti, sarà possibile conoscere i guadagni di tutti con le dichiarazioni dei redditi e mantenere sotto controllo le spese dei contribuenti grazie al nuovo redditometro. E fin qui siamo nella norma… Ovviamente, nella norma di uno stato socialdemocratico alla svedese che fornisce servizi sociali a quattro stelle. Il che in Italia, come è noto, non è mai avvenuto, né di certo avverrà, soprattutto con questi chiari di luna...
Ma c’è un aspetto ancora più preoccupante. Cosa può trasformare lo stato socialdemocratico italiano ( a parole) in uno stato di polizia (vero) ? Presto detto: il fatto che il pacchetto anti-evasione prevede il controllo di tutti i rapporti intrattenuti con gli intermediari finanziari… E in che modo? Puntando sulla tracciabilità dei singoli i conti correnti. Tradotto, addio segreto bancario... Si dirà, era ora. Mah... Procediamo per gradi.
Come riportano i media ( pochi, a dire il vero) ), in base all’articolo 11 della manovra, dal primo gennaio 2012, tutti gli operatori finanziari, la banca o l’ufficio postale presso cui si è aperto un conto corrente, saranno obbligati a comunicare all'anagrafe tributaria periodicamente tutte le movimentazioni che hanno interessato i rapporti finanziari intrattenuti con i contribuenti. Lo scopo è quello di utilizzare i dati forniti per l'individuazione dei contribuenti a rischio di evasione. Il che, attenzione, avverrà in automatico. Detto altrimenti: a prescindere da qualsiasi presunzione di innocenza.
Complimenti! Siamo giunti alla presunzione di colpevolezza fiscale: per lo stato italiano ogni cittadino deve essere considerato presuntivamente colpevole di evasione fiscale. E quindi un sospettato sul cui capo deve pendere la classica notizia di reato. E qui siamo nel mare aperto del reato penale... Infatti, la notizia di reato «si realizza mediante l'informativa della Polizia Giudiziaria, la denuncia, il referto, nonché gli altri atti idonei, ad esempio, scritti anonimi e delazioni confidenziali». Capito? L'evasore, anzi il presunto evasore, e non importa più per quale entità o motivazione, quale criminale da perseguire. Anche se solo possessore di un conto corrente. Insomma, possedere un conto corrente è già indizio di reato. E pensare che la rivolta fiscale ci riporta alle splendide origini delle grandi rivoluzioni liberali e democratiche moderne (inglese, americana, francese): No taxation without representation. Ecco quel che gridavano i coloni americani, stanchi di essere sfruttati dal fisco britannico ... Per contro, nell'Italia del 2011, non si indaga ex post nei conti correnti come si usa fare nei paesi liberali, bensì si fruga ex ante, secondo la peggiore pratica poliziesca, degna solo dell' "antico regime" pre-rivoluzionario. E in che modo? Il più classico, of course: puntando sulla delazione... Si parla infatti di istituire, dopo la soffiata telefonica al fisco, anche quella via e-mail. Il che è compatibile, come dire, con l'infernale meccanismo della notizia di reato... Perfetto, molto liberale. A quando il ritorno del capofabbricato (magari telematico) di totalitaria memoria?
Del resto, come evidenzia il Comando generale delle Fiamme Gialle, si procederà « come al solito: se si ha un sospetto e solo in quel caso si andrà ad interrogare l’Anagrafe. Le informazioni arriveranno - asserisce la Guardia di Finanza - solo in seguito all’apertura di un procedimento penale o amministrativo». (*) . Ma un sospetto, magari frutto di delazione malevola e interessata, resta un sospetto… Si tratta, al massimo, di un dato soggettivo, ad personam… Manipolabile, come dire, in entrata, perché frutto del furore delatorio di qualcuno, e in uscita, perché il discrimine (sul procedere o meno nelle indagini), visto che si tratta di "sospetti", è discrezionale. E qui si apre un'altra grave questione: chi gestirà concretamente i dati? La Banca d’Italia in tante faccende già affaccendata ? Una Guardia di Finanza, talvolta "politicamente" sospettosa? La Magistratura spesso tentata dal tintinnio delle manette, magari a senso unico? Questi dati "sensibili”, riguardanti tutti i cittadini, attraverso quante e quali mani ( e occhi) passeranno?
Il saggio Montesquieu - citiamo a memoria - sosteneva che «negli stati liberi il compenso per la gravezza dei tributi è la libertà», mentre «negli stati dispotici è la modicità dei tributi a compensare la libertà perduta».
Cosa aggiungere? Che in Italia abbiamo la «gravezza dei tributi» e, se continua così, neppure la libertà.

Carlo Gambescia


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