giovedì 19 febbraio 2009

Il libro della settimana: Stéphane François, Les néo-paganismes et la Nouvelle Droite (1980-2006), Archè, Milano 2008, pp. 318, euro 22,00.



http://www.librad.com/libfr/LND-2227-EDAR/Les+n%C3%A9o-
paganismes+et+la+nouvelle+Droite+%E2%80%93+1980-2006.html


Alain de Benoist non è facile argomento di studio. Per almeno due ragioni: la ricchezza e l’ampiezza della sua opera intellettuale, in continua evoluzione; la complessità del personaggio, ricco di sfumature umane e culturali, lontanissime dallo rozzo stereotipo del "nazi”, sul quale vivacchia da anni certa pseudosinistra ottusa che scorge fascisti dietro ogni angolo.
Naturalmente per chi sia cattolico uno degli aspetti più difficili da studiare e “digerire” del vivacissimo mosaico debenoistiano è da sempre il suo “paganesimo”. Mentre in realtà, come il pensatore francese ha più volte spiegato si tratterebbe di un sostanziale “acristianesimo”: un non essere né pro né contro (Penser le Paganisme. Entretien avec Alain de Benoist, "Antaïos", 11, Hiver 1996, p. 16).
Il che può comunque dispiacere al cattolico, magari tutto d'un pezzo. Crediamo però, forse manifestando eccessivo ottimismo, che ci si debba comunque porre in ascolto del complesso pensiero debenoistiano, anche in argomento. L' "acristianesimo" non è indifferentismo nichilista o agnosticismo liberale. Ma tutt'altro. Perché lascia trapelare che probabilmente la categoria cognitiva per interpretare tout court il pensiero debenoistiano sia quella del politeismo weberiano: come presa d’atto e di distanza dai molteplici valori che circondano e spesso assediano e sfidano l’uomo. Anche in campo religioso. Ferma però restando l’attenzione debenoistiana verso il "sacro-sacro", e non il "sacro-secolarizzato" come in Weber. Insomma, verso il sacro come veicolo di religiosità vissuta, tra Atene e il Gange, passando per le foreste nibelungiche, e non come l'ennesimo "Enola Gay" delle idee con a bordo una qualche "teologia-politica" proveniente da una Roma cristianizzata da Pietro e Paolo...
Il politeismo - come acristianesimo - è un “metodo” per guardare il mondo attraverso quel bisogno di sacro, avvertito da tutti gli uomini. Ma che, come de Benoist ha più volte sottolineato, non può mai essere“risacralizzazione” del mondo, attraverso la riesumazione di riti e pratiche neo-pagane in chiave folklorica e/o new age. Il politeismo debenoistiano è una messa in forma del sacro dove crediamo possa ricercarsi (sul "trovarsi" ancora non ci pronunciamo...) un punto di incontro - e qui i cattolici allaccino le cinture - in termini di "piccola tradizione" (quella delle "piccole pratiche vissute" e non della “grande tradizione teologica”) tra monoteismo e politeismo, tra il culto dei santi e degli dei delle antiche città, nel quadro di una religiosità popolare praticata sul delicato filo del sincretismo psicologico e sociologico.
E in certo senso questa (o quasi) è l'intrigante direzione di ricerca, il "nuovo approccio", sul cui solco si muove con sobria scientificità il notevole libro di Stéphane François, Les néo-paganismes et la Nouvelle Droite (1980-2006). Pour une autre approche, (Archè, Milano 2008, pp. 318, euro 22,00 - Via E. Troilo, 2 - 20136 Milano - tel. e fax 02 89409525 ). Il testo si divide in tre parti. Nella prima (pp. 21-113) si ricostruisce la storia della nuova destra francese (con dignitose pagine dedicate alla sua "implantation en Europe et dans le monde", e dunque anche in Italia). Nella seconda (pp.117-195) si studia il variegato mondo del "paganesimo "néo-droitier". Nella terza (199-288) si entra nel merito della questione esaminando la relazione critica tra neo-paganesimo e una serie di temi ( razza, sessualità, occidentalismo, democrazia, ambiente, regionalismo, nazionalismo, europeismo ). Segue infine una corposa bibliografia (289-314). A questo proposito va ribadita la scientificità dell'opera, in quanto rielaborazione di una tesi di dottorato in argomento, come del resto nota lo stesso prefatore, il noto politologo e studioso di filosofia politica Philippe Raynaud.
Il libro ha due meriti principali.
Il primo è quello di ricostruire con ricchezza di dettagli storici e su solide basi sociologiche la relazione tra la nuova destra e l'universo neo-pagano. E qui molte saranno le sorprese... Dal momento che il neo-paganesimo viene utilizzato dai "néo-droitiers" non sempre in chiave antiegualitaria e antidemcratica. Ovviamente, evitando assoluzioni preventive. Dal momento che l' accoppiamento tra paganesimo e politica (per alcuni poco giudizioso) procede lungo una scala a pioli, spesso scricchiolante, dove attraverso gli scalini del politeismo, come chiarisce lo stesso François, si può salire fino al piano nobile dell’ apprezzamento sincero delle diversità come nel caso di Alain de Benoist, oppure sprofondare nelle buie cantine del razzismo più o meno scoperto di altri personaggi.
Il secondo merito è quello di ricostruire in termini evolutivi il percorso intellettuale di Alain de Benoist, che della nuova destra europea è il padre fondatore. Come già accennato, quella scala di cui sopra, il pensatore francese, a differenza di altri menbri del GRECE, la percorre lungo un itinerario biografico-intellettuale che va dal razzismo, più o meno dichiarato degli anni Sessanta, alla onesta e meditata valorizzazione di un pluralismo culturale privo di grossolane cadute etnocentriche.
Particolarmente interessanti sono le pagine dedicate all' intelligente recepimento debenoistiano del pensiero di Maffesoli, teorico di un moderno politeismo comunitario e girovago al tempo stesso. In effetti De Benoist è più vicino alla sociologia politeistica e dionisiaca delle identità sempre cangianti di Maffesoli che a quella apollinea e monoteistica di Tönnies, condizionata dal netto dualismo tra società e comunità. Il che rappresenta un altro segno della distanza debenoistiana da certa estrema destra, di cui Stéphane François puntualmente ricostruisce le vicende. Destra, non solo francese, che stupidamente continua a sacralizzare nazione ed etnia, tra l’altro fraintendendo il pensiero, sostanzialmente democratico, di Tönnies. Altro motivo, insomma, per leggere questo bel libro. 

Carlo Gambescia

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