venerdì 9 giugno 2006


L'uccisione di Al-Zarqawi
I pericoli della biopolitica


Il "problema del terrorismo fondamentalista" in Iraq, come viene definito da Bush, è troppo radicato in una gravissima situazione sociale, economica e politica, per potere essere risolto, con l'uccisione di uno dei suoi capi riconosciuti, Al-Zarqawi.
E qui può essere fatto un parallelo col terrorismo russo prima del rivoluzione del 1917: l'uccisione e la deportazione di capi e quadri ma anche di semplici oppositori politici, rese solo più feroce la guerra civile, i cosiddetti anni del comunismo di guerra. L'autocrazia russa invece di riformare la società eliminava fisicamente i suoi oppositori... Insomma, applicava rigorosamente i principi della biopolitica.
In realtà, il "terrorismo", sorvolando sulle diverse ideologie che storicamente lo animano, nasce dalla distruzione di ogni tessuto sociale e politico, come appunto accadde nella Russia prerivoluzionaria. E come avviene, di regola, nelle società in "avanzato stato di decomposizione" come l'Iraq attuale. Una ex nazione ormai totalmente priva di una qualsiasi traccia di borghesia autoctona e delle più elementari infrastrutture civili. E soprattutto dove il "terrorismo" viene contrastato esclusivamente con la forza delle armi americane. Tuttavia la "biopolitica" del controllo e dell' eliminazione dei corpi degli avversari (incarcerati, torturati, uccisi...) non solo non basta, ma finisce per innescare, come sta avvenendo, una inarrestabile spirale di violenza.
Questo è l' "errore", se così si può definire, che stanno commettendo gli americani e i loro alleati. Distruggono i corpi e trascurano le "anime" ( le ragioni culturali, sociali e politiche della resistenza e del terrorismo): fanno precedere alla "ricostruzione" dell'Iraq, la distruzione totale del "terrorismo". Liquidando per giunta con questo termine chiunque osi criticarne  il disegno politico-militare 
Gli americani, insomma, commettono lo stesso errore dell'autocrazia russa, che con la sua rigidità aprì le porte prima alla rivoluzione e poi agli orrori della guerra civile.
L'uccisione di Al-Zarqawi va perciò interpretata in termini biopolitici: dalla sua eliminazione, fisica (frutto della rozza equazione: eliminazione dell'uomo = eliminazione dell'idea), all'istantanea diffusione mediatica delle foto del suo cadavere.
Il punto è particolarmente importante: perché "puntare i riflettori" sul corpo di Al-Zarqawi? Per due ragioni: in primo luogo, per provare la morte dell'uomo e dunque dell'idea stessa; in secondo luogo, per sottoporre l'uomo e perciò anche l'idea, a quei rituali propiziatori di degradazione mediatica, rivolti a favorire, mediante la "distruzione" pubblica dell'immagine del nemico, la diffusione dell'idea che la vittoria "finale" sia ormai vicina. E a giustificazione della "scelta"  biopolitica, le autorità militari americane enfatizzano la natura (orrenda) di tagliatore di teste di Al-Zarqawi. Come dire: ecco vedete, la nostra biopolitica è una necessaria risposta alla biopolitica del nemico...

E' il trionfo della biopolitica. La pace, purtroppo, è più lontana che mai. 

Carlo Gambescia

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